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In arrivo le ricerche di novità, più qualità al brevetto italiano

Artikel von Paolo Veronesi , Besuche: 665

L’introduzione della ricerca di novità per tutte le domande di brevetto italiano, prevista per luglio, è un cambiamento importante, destinato ad incidere positivamente sulla qualità dei brevetti. La seconda buona notizia è che sarà l’EPO, l’Ufficio Europeo dei Brevetti, ad effettuare la ricerca fornendo, proprio come per le domande di brevetto europeo, un rapporto di ricerca e un parere sulla brevettabilità. Tutto questo senza costi aggiuntivi per il richiedente, anzi...

Nessuna sorpresa: che la ricerca di novità divenisse parte della normale procedura di rilascio anche per il brevetto italiano era già previsto dal 2005. Il Codice della Proprietà Industriale aveva infatti introdotto, all’art. 170, la previsione della possibilità di sottoporre le domande di brevetto italiane ad una ricerca sulle anteriorità per reperire la documentazione rilevante che, avendo data anteriore, potesse incidere sul requisito della novità. Ciò che non era chiaro era come sarebbero stati i risolti i problemi legati all’attuazione pratica di tale previsione.

L’accordo EPO-UIBM

Il 3 ottobre 2007 il Ministero dello Sviluppo Economico ha stabilito con un decreto che “L’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) è l’autorità competente ad effettuare la ricerca di anteriorità relativamente alle domande di brevetto per invenzione industriale depositate presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM)”.

In altri termini, l’Italia e l’EPO hanno negoziato un accordo per affidare a quest’ultimo la ricerca di anteriorità su tutte le nuove domande di brevetto italiane.

Le indicazioni dell’amministrazione sono che già dal 1 luglio 2008 tutte le domande italiane di brevetto verranno sottoposte a ricerca. L’EPO, entro 9 mesi dalla data di deposito in Italia, fornirà all’UIBM un rapporto di ricerca con un’opinione scritta. L’UIBM trasmetterà a sua volta la documentazione al richiedente che potrà usufruirne per valutare l’opportunità di richiedere protezione all’estero, ad esempio tramite una domanda internazionale o una domanda di brevetto europeo.

Chi paga?

Il sistema non comporterà costi sostanziali per il richiedente italiano, in quanto la spesa per la ricerca verrà pagata dall’amministrazione italiana con i ricavi che derivano dalle tasse e dai diritti pagati dall’utenza per il deposito e il mantenimento dei diritti di proprietà industriale in Italia.

Nel caso in cui il richiedente italiano decidesse poi di richiedere un brevetto europeo, si vedrà rimborsare dall’EPO la tassa di ricerca (sostenuta in realtà non dal richiedente, ma dall’amministrazione italiana) a condizione che la domanda presentata sia sostanzialmente la stessa della domanda italiana già fatta oggetto della ricerca di anteriorità.

Una nota meno lieta, dal punto di vista dei costi, è rappresentata dall’applicazione, a partire dell’entrata in vigore delle ricerche di anteriorità, di una normativa ministeriale del 2007 in base alla quale la domanda di brevetto italiana è soggetta al pagamento di un diritto di 45 euro per ogni rivendicazione oltre la decima. Inoltre, se non viene prodotta una traduzione in lingua inglese delle rivendicazioni (necessaria ad agevolare l’EPO nella ricerca di novità), sarà richiesto un ulteriore pagamento di 200 euro.

 

Rimane il fatto, estremamente positivo, che l’introduzione della ricerca permetterà una migliore valutazione dei requisiti di novità e attività inventiva sulla base del rapporto di ricerca prodotto dall’EPO e dell’opinione scritta che l’accompagna. Il richiedente potrà eventualmente modificare le rivendicazioni per evidenziare le caratteristiche inventive rispetto all’arte nota. Ciò sicuramente rafforzerà la validità e, secondo l’intenzione del legislatore, la convenienza alla protezione delle innovazioni da parte di soggetti e imprese italiani.

 

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